Introduzione a Doctor Who

Se un giorno qualcuno vi chiedesse qual è la saga fantascientifica televisiva più longeva della storia della televisione, cosa rispondereste d’istinto? Molto probabilmente Star Trek.
E sbagliereste.
In testa a questa particolare classifica svetta un bizzarro alieno umanoide del pianeta Gallifrey, conosciuto semplicemente come “il Dottore”.

Doctor… who?

Sebbene qui in Italia Doctor Who non goda di particolare notorietà (la RAI trasmise solo una manciata di episodi della serie classica, e la nuova serie viene al momento trasmessa solo sul canale satellitare Jimmy), in Gran Bretagna (e in molti altri paesi anglofoni) è una serie di culto, oramai fortemente radicata nell’immaginario e nella cultura popolare.
Ma chi è il Dottore, esattamente?
È un alieno, un Time Lord (Signore del Tempo) del pianeta Gallifrey, che viaggia nello spazio-tempo, assieme a compagni di viaggio (spesso una donna) più o meno duraturi, a bordo della sua nave, il TARDIS (acronimo che sta per Time And Relative Dimensions In Space), che ha la strana forma di… una cabina telefonica pubblica della polizia inglese degli anni ’50! Tra le tante meraviglie custodite dal TARDIS, vi è un circuito di “occultamento” che permette alla nave di camuffarsi con l’ambiente circostante: il circuito è da tempo guasto e quindi il TARDIS è bloccato in questa bizzarra forma. Al contrario, l’interno della nave è vastissimo: potere della tecnologia dimensionale dei Time Lord!
Un altra caratteristica importantissima dei Time Lord è la loro capacità rigenerativa: in punto di morte possono effettuare una rigenerazione del corpo a livello cellulare, ritrovandosi in un corpo nuovo di zecca, dall’aspetto diverso, come lo sono anche i modi di fare e la personalità. Tale processo è ripetibile per un massimo di dodici volte. Questo potere venne introdotto nel 1966, quando l’attore William Hartnell abbandonò il ruolo (in parte per motivi di salute) e così una esigenza tecnica tipica della serialità televisiva venne sfruttata come caratteristica narrativa Questa semplice trovata ha permesso alla serie di poter mutare caratteristiche, ambientazione e stile narrativo a seconda degli attori coinvolti, rendendola capace di “rigenerarsi” essa stessa nel corso degli anni. Non a caso la serie classica durò la bellezza di 26 anni, con sette attori a succedersi nel ruolo del Dottore.
Sebbene non disponesse di effetti speciali mirabolanti (che erano praticamente inesistenti, e la finzione dei mostri – palesemente dei pupazzi – era ben visibile), la vera forza della serie stava nelle sceneggiature, curatissime, e spesso dei veri gioielli di narrazione fantascientifica. Per darvi un’idea della qualità delle storie, basti dire che negli anni ’70 faceva parte dello staff creativo Douglas Adams… proprio l’acclamato creatore della Guida Galattica per gli Autostoppisti.
Gli anni ’80 segnarono l’inizio del declino della serie che culminò con la chiusura della stessa nel 1989. Nel 1996 fu tentato un rilancio sotto forma di film per la tv co-prodotto con gli americani, con l’attore Paul McGann come Ottavo Dottore e Eric Roberts come sua nemesi. Questo ibrido piacque poco su entrambe le sponde dell’Atlantico e non ebbe seguito. Solo nel 2005 il Dottore sarebbe tornato alla grande con una nuova serie!

2005: il Dottore riparte!

Russel T. Davies è un produttore molto noto in UK. Sua, per esempio, è l’ideazione della famosa e premiata serie Queer As Folk, incentrata sul mondo gay. Da tempo la BBC lo corteggiava per affidargli una produzione: Davies non aspettava occasione più ghiotta per farsi assegnare il rilancio di Doctor Who, la serie che ha amato sin dall’infanzia.

Per il ruolo della nona incarnazione del Dottore viene scelto Christopher Eccleston, che dona al personaggio una interpretazione sfaccettata e complessa, in bilico tra oscurità e british humor , complice anche la scelta narrativa di Davies: negli anni intercorsi dalla fine della serie classica è scoppiata una Guerra Temporale tra i Time Lord e i Dalek, conclusasi in un annientamento reciproco. Ora il Dottore è l’unico sopravvissuto della sua civiltà, è solo in tutto l’universo. Un “lonely god”, un dio solitario, come viene definito a un certo punto della serie, condannato a perdere costantemente le persone che ama. Eccleston rende magnificamente questo aspetto tragico del personaggio, che cela sotto gli apparenti panni stralunati e scanzonati con i quali si presenta.

La sua compagna di viaggio è Rose Tyler (interpretata da Billie Piper), una normale diciannovenne londinese della classe media, che si ritrova coinvolta nelle peripezie del Dottore e ne rimane stregata. Il rapporto tra il Dottore e Rose è probabilmente uno degli elementi più azzeccati della serie: Rose rappresenta in qualche l’ancora di salvezza per il Dottore, colei che può dare uno scopo a una vita di vagabondaggio solitario. Un rapporto di affetto sfumato, che si presta a molteplici interpretazioni (amore? padre/figlia?).

Un secondo compagno di viaggio si aggiunge a metà della Series 1, un ex agente temporale del 51mo secolo e simpatica canaglia, Jack Harkness, personaggio dichiaratamente bisessuale (probabilmente è la prima volta che in un programma di fantascienza uno dei personaggi principali è normalmente bisessuale), che conquista subito i favori del pubblico con la sua simpatia ed eroismo, magnificamente interpretato da John Borrowman.

Doctor Who versione 2005 è un successo di pubblico e critica, ma Eccleston abbandona la serie dopo il primo anno, forse nel timore di finire per essere identificato unicamente con il personaggio.

È tempo di “rigenerazione”, e il testimone passa allo scozzese David Tennant, che plasma un Dottore molto più “geek”, plastico e logorroico. Davies, dal canto suo, continua a integrare tradizione e innovazione, attingendo da elementi della serie classica, rielaborandoli e rinnovandoli. La solidità e il successo della serie è tale da permettergli di creare uno spin-off dalle tematiche più adulte, oscure e disperate: Torchwood (anagramma di Doctor Who). Introdotto narrativamente da una sottotrama della Series 2 di Doctor Who, Torchwood è una organizzazione segreta del governo britannico, incaricata di gestire e sventare minacce aliene. A capo della sezione Torchwood 3, con sede a Cardiff, ritroviamo Jack Harkness, con un carattere un po’ più misterioso e dark, in seguito agli avvenimenti vissuti dopo le avventure.

Come la serie madre, anche Torchwood riceve il plauso della critica e l’apprezzamento del pubblico. E nel frattempo, sono arrivati anche i premi, a valanga: miglior serie per tre anni di fila ai National Television Awards (senza contare i premi per i protagonisti), miglior serie 2006 ai British Academy Television Awards, per citarne due. E grazie all’abilità narrativa di Steven Moffat, Doctor Who ha vinto per tre anni di fila il prestigioso premio Hugo, l’ultimo dei quali grazie all’eccezionale episodio “Blink”.

Il dottore si evolve, vive, soffre, combatte, e cambia: dopo una straordinaria quarta stagione televisiva (anticipata da uno special natalizio 2007 condito della presenza di Kylie Minogue come companion) che è arrivata a sbancare tutti i record di ascolto, la serie è entrata in un anno di pausa (condito solo da alcuni special tv), per poi tornare nel 2010 in una forma rinnovata. Infatti Russel T. Davies cederà il timone proprio a Steven Moffat, e anche David Tennant si prepara a lasciare il Dottore. Il suo successore sarà il ventiseienne Matt Smith, il più giovane attore mai scelto per interpretare il ruolo. Con tutte questi presupposti, pare proprio che il TARDIS viaggerà con noi ancora per molto tempo!


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